Come si cura il cancro al seno

Tipologie di cancro

Sono due i tipi di cancro del seno: le forme non invasive e quelle invasive.

Le forme non invasive di cancro del seno sono le seguenti:

  • DIN: neoplasia duttale intraepiteliale (carcinoma in situ)
  • LIN: neoplasia lobulare intraepiteliale

Le forme invasive di cancro del seno sono le seguenti:

  • il carcinoma duttale: si chiama così quando supera la parete del dotto. Rappresenta tra il 70 e l’80% di tutte le forme di cancro del seno
  • il carcinoma lobulare: si chiama così quando il tumore supera la parete del lobulo. Rappresenta il 10-15% di tutti i cancri del seno. Può colpire contemporaneamente ambedue i seni o comparire in più punti nello stesso seno
  • Altre forme di carcinoma meno frequenti sono il carcinoma tubulare, papillare, mucinoso, cribriforme. Hanno prognosi favorevole.

Evoluzione del tumore del seno

Il tumore del seno viene classificato in cinque stadi.

  • Stadio 0: è chiamato anche carcinoma in situ.  Duttale o Lobulare.
  • Stadio I: è un cancro in fase iniziale, con meno di 2 cm di diametro e senza coinvolgimento dei linfonodi.
  • Stadio II: è un cancro in fase iniziale di meno di 2 cm di diametro che però ha già coinvolto i linfonodi sotto l’ascella; oppure è un tumore di più di 2 cm di diametro senza coinvolgimento dei linfonodi.
  • Stadio III: è un tumore localmente avanzato, di dimensioni variabili, ma che ha coinvolto già anche i linfonodi sotto l’ascella, oppure che coinvolge i tessuti vicini al seno (per esempio la pelle).
  • Stadio IV: è un cancro già metastatizzato che ha coinvolto altri organi al di fuori del seno.

Se il tumore viene identificato allo stadio 0, la sopravvivenza a cinque anni nelle donne trattate è del 98%, anche se le ricadute variano tra il 9 e il 30% dei casi, a seconda della terapia effettuata.


Come si cura il tumore del seno

Quasi tutte le donne con un tumore del seno, indipendentemente dallo stadio, subiscono un intervento chirurgico.

Nei casi in cui ciò è possibile si ricorre alla chirurgia conservativa, cioè si salva il seno, ma si asporta tutta la parte in cui si trova la lesione. Questa tecnica è chiamata anche quadrantectomia (o ampia resezione mammaria) e consiste nella asportazione del tessuto mammario che circoscrive la neoplasia. Dopo quadrantectomia, ove indicato si effettua ricentralizzazione del complesso areola capezzolo, ricostruzione della ghiandola residua con lembi mammari di accostamento, con tecniche di oncoplastica.

Deve essere seguita da una radioterapia, che ha lo scopo di proteggere la restante ghiandola mammaria sia dal rischio di recidiva locale sia dalla comparsa di una nuova neoplasia mammaria.

Durante l’intervento, il chirurgo, ove indicato effettua la biopsia del linfonodo sentinella ascellare, previa linfoscintigrafia che si effettua in medicina nucleare, prima dell’intervento chirurgico.  Con tale tecnica  si identifica il/i linfonodo/i che drena/no la linfa dall’area dove è situato il tumore. Non vuol dire che sono metastatici.

Se all’analisi istologica estemporanea il linfonodo sentinella risulta privo di cellule tumorali o ne presenta un piccolissimo aggregato (micro metastasi), non si toccano gli altri, altrimenti, durante l’intervento, si procede allo svuotamento del cavo ascellare, cioè alla rimozione di tutti i linfonodi ascellari.